OMAGGIO A LUCIANO BELLOSI

Questa tavoletta fu casualmente rinvenuta due anni fa in Francia. Era appesa nella cucina di un’ignara signora che pensava si trattasse di una semplice riproduzione di una qualche icona bizantina.
Si trattava invece di un capolavoro di Cimabue che gli esperti hanno giudicato come autentico e che è stata battuta all’asta per la cifra record di oltre 24 milioni di euro.
Non so per quale motivo, ma ogniqualvolta mi ritrovo a parlare di Cimabue non posso fare a meno di ricordare colui che ritengo il più grande storico dell’arte: il professor Luciano Bellosi.

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Questo post, più che un omaggio al grande pittore fiorentino, vuol esser un omaggio al suo concittadino nato anch’egli sulle sponde dell’Arno 700 anni più tardi.
Come molti di voi sapranno, la mia è una formazione autodidatta, ma se c’è uno storico dell’arte che posso in qualche modo chiamare maestro, questi è proprio Luciano Bellosi. I suoi libri, i suoi articoli, i suoi saggi… me li sono letteralmente bevuti e poi solo pian piano digeriti… Durante la sua lunga attività Bellosi si è occupato di artisti, di epoche e scuole diverse, passando da Lorenzo Monaco ai pittori senesi del XIII secolo, da Donatello a Giotto, da Francesco di Giorgio Martini a Brunelleschi, cercando di mettere in rilievo l’attività del primo Brunelleschi scultore; si è occupato di Piero della Francesca e di Domenico Veneziano, ma conosceva bene Gaudenzio Ferrari e Giovanni Bellini…
Ma tra i tanti suoi scritti, quello a cui sono affettivamente più legato è proprio la monografia su Cimabue. Cimabue doveva essere un grande pittore: le fonti antiche, da Dante a Cristoforo Landino a Vasari ce ne parlano come di un grande artista, di un grande innovatore, eppure di lui non si sapeva quasi niente. Tanto che una certa letteratura romantica ne aveva persino messo in dubbio l’esistenza, pensando che forse Cimabue non era che un’invenzione letteraria necessaria soltanto a creare a antefatto per Giotto.

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Ebbene, in quella biografia il prof. Bellosi parte da quei pochi documenti certi che di lui si conoscono, un documento romano del 1472 e poi alcuni documenti pisani del 1301/1302 relativi agli ultimi mesi di vita del grande maestro. E attorno a questo labile scheletro storico Bellosi ricostruisce le tappe della sua carriera, ricostruisce l’ambiente culturale in cui si muove, i maestri pisani Giunta e Ugolino di Tedice a cui inizia a guardare; il giovane Duccio che, pur già in possesso di una buona formazione instaura con lui una proficua relazione e poi il giovanissimo talento di Giotto… Ricostruisce paesaggi storici con assoluta credibilità e alla fine riesce a tracciare di Cimabue un ritratto autentico, con poche lacune, partendo da quelle pochissime sue opere che ci sono note e che sono peraltro quasi tutte in pessime condizioni, oppure ridipinte, o dal ductus pittorico fortemente impoverito, o, come nel caso dei mosaici del Battistero fiorentino, pesantemente restaurate sei secoli più tardi.
Per questo motivo quando è stata rinvenuta la tavoletta che qui vi propongo mi sono immediatamente chiesto cosa avrebbe pensato di quella tavoletta casualmente ritrovata nella cucina di quella signora francese. Mi sarebbe piaciuto sentire la sua opinione. E penso che probabilmente l’avrebbe accostata a quella di dimensioni più o meno simili che si trova oggi alla Frick Collection di New York, anzi, forse… Chissà! Magari entrambe le tavolette facevano parte di una stessa predella di un polittico poi smembrato… Peccato non poterlo interrogare!
Il professor Bellosi moriva a Firenze il 26 di Aprile di 10 anni fa. Ho avuto la sorte d’incontrare durante alcune conferenze un suo alunno, il prof. De Marchi, e ho fatto amicizia su Facebook con una sua collaboratrice, Giovanna Ragionieri. Io non l’ho mai conosciuto, non ho mai avuto la fortuna di assistere alle sue lezioni, ma gli sono grato per quel che di lui ho letto. Per questo, a otto anni dalla sua scomparsa rendo omaggio a questo grande storico dell’arte, che non appariva in televisione, che non ha cercato visibilità ne’ in politica ne’ nei salotti di Costanzo. Ha fatto soltanto il suo lavoro. Ma lo ha fatto in maniera magistrale.
Grazie maestro!

OMAGGIO A LUCIANO BELLOSIultima modifica: 2021-04-29T03:41:03+02:00da raffaello115
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